Al recente Mondiale di calcio, in assenza dell’Italia, ho tifato per lei. E lei mi ha ripagato così.

E questo è solo un assaggio. Come un assaggio, ma niente di più, lo merita il famoso squalo putrefatto, sfida culinaria al limite del masochismo, che ogni turista coraggioso si sente in dovere di accettare. Tutta l’Islanda, del resto, rappresenta una sfida. Una sfida lanciata dalla natura e raccolta solo in parte dalla gente del posto, che è saggiamente scesa a patti con l’avversario, sapendo di non poterlo domare. Troppo più forte, qui, la natura. Troppo dominante per non rispettarla, talvolta venerarla, persino temerla. Di sicuro è meglio non provocarla, prendendo quel tanto che basta per conviverci in armonia e chiedendo ai visitatori di fare lo stesso.

Il suo nome significa “terra del ghiaccio”, ma l’Islanda è anche la terra del fuoco. E quando il fuoco entra in contatto con l’elemento costitutivo del ghiaccio, ossia l’acqua, dà origine a fenomeni surreali, dal fascino magnetico e selvaggio.

Nella terra del ghiaccio bollente, per dirla con un ossimoro quantomai appropriato, l’acqua è protagonista assoluta, in ogni forma possobile e immaginabile.

Modella la costa per creare ampie spiagge di sabbia vulcanica, sormontate da scogliere mozzafiato che offrono riparo al buffissimo puffin, una sorta di mascotte locale. Solca l’entroterra per raccogliersi in laghi simili a specchi o per tuffarsi dall’alto, producendo cascate che non ti stanchi mai di contemplare. Avvolge l’isola in un abbraccio affettuoso, ospitando creature marine che sembrano sbucare da una fiaba. Ovunque sia capace di insinuarsi, l’acqua disseta immense distese verdeggianti, regno esclusivo degli animali al pascolo, spesso assai socievoli con chi li avvicina. E ovviamente rappresenta una risorsa imprescindibile per l’uomo, che la sfutta senza mai abusarne.

Presenza discreta, quella umana, limitata a sporadici villaggi e a pochissime città degne di tal nome. Un terzo della popolazione complessiva risiede nella sola Reykjavik, capitale accogliente, vivace, specie durante la nostra visita, coincisa con l’anniversario della fondazione.

Da qui è partito e qui si conclude questo tour alla scoperta di un Paese unico. Anzi, magico. Non un semplice viaggio, ma un’autentica avventura, un concentrato di emozioni, un sogno a occhi aperti. Ciao, Islanda. Ora hai davvero un tifoso in più.

Di Redazione Teleregione

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