Grande consenso pubblico e critica per 'Dedalo l'ombra del padre' - TELEREGIONE
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Grande consenso pubblico e critica per ‘Dedalo l’ombra del padre’

Sta riscuotendo un importante consenso di pubblico e critica ad Andria la collettiva dal titolo ‘Dedalo, l’ombra del padre’ allestita  presso il centro di promozione culturale le muse.

Sta riscuotendo un importante consenso di pubblico e critica ad Andria la collettiva dal titolo ‘Dedalo, l’ombra del padre’ allestita  presso il centro di promozione culturale le muse.

Un vernissage che ruota attorno alla figura mitologica di Dedalo definito archetipo dell’artista moderno, genio multiforme e creativo, inventore e costruttore, dotato di una saggezza pratica, di una mente autonoma, che gli consente di uscire dal labirinto, grazie a quelle ali di piume e cera che aveva ideato e che avevano portato alla morte il figlio Icaro scioltesi perchè avvicinatosi troppo al sole.

In esposizione le opere di 13 artisti di fama internazionale, tra cui anche quelle dell’artista cremonese Agostino Arrivabene con ‘L’homo novus, opus magnum’ ed ‘Il rinoceronte sacrificato’.

Un grande onore per Andria accogliere i dipinti del pittore, incisore e scultore  scelto dall’Opéra di Montecarlo per progettare scenografie e costumi del ‘Sansone e Dalila’ di Camille Saint-Saëns di scena al Grimaldi forum in occasione dei festeggiamenti del Principato di Monaco  il 19 novembre scorso.

La famiglia reale al termine della prima,  ha quindi voluto incontrare e salutare personalmente scenografo, regista e i principali attorni della celebre opera biblica, che l’artista cremonese  ha investito di un’arte misterica, affidandosi all’infallibile  dualità di eros e thanatos.
Andria dunque si fregia di ospitare le opere di un’eccellenza italiana all’estero.

La mostra curata da Giovanni ed Enrica Carluccio Attimonelli  rimarrà aperta, sino al 31 gennaio 2019 presso il centro di promozione culturale le muse che ha così inaugurato , al meglio, la stagione artistica 2018/2019.

Una rassegna che ha goduto dell’approfondimento critico di Roberto Cresti, secondo cui il visitatore si trova al cospetto di una mostra suggestiva e affascinante con  dipinti, disegni, incisioni,da cui  “si percepiscono echi…che rinviano a strati profondi della memoria individuale e collettiva” , a quegli archetipi che hanno attraversato tutte le culture mondiali, dalle primitive a quelle moderne.

Una sfida nell’immersione del buio verso una via d’uscita, un affondamento nella morte per riemergere alla vita, una metafora dell’esistenza.

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