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Annullato l’incontro col brigatista Franceschini

Non ci sarà nessun ex brigatista in cattedra al quinto evento delle iniziative collaterali alla mostra “Aldo Modo: per ricordare”, previsto il 14 marzo nella sede del nuovo consiglio regionale pugliese.

Non ci sarà nessun ex brigatista in cattedra al quinto evento delle iniziative collaterali alla mostra “Aldo Modo: per ricordare”, previsto il 14 marzo nella sede del nuovo consiglio regionale pugliese.

Dopo le polemiche scoppiate da ogni dove, l’evento a cui avrebbe dovuto partecipare Alberto Franceschini, co-fondatore delle Brigate Rosse, assieme al presidente dell’assemblea regionale Mario Loizzo e all’ex parlamentare Pd, componente della 2 commissione d’inchiesta su Moro, Gero Grassi, è stato annullato.

Pur ribadendo la validità dell’iniziativa che avrebbe dato ai giovani una testimonianza diretta del “fallimento politico degli Anni di Piombo”, onde evitare “insidiose strumentalizzazioni di un’iniziativa di mero contenuto storico, abbiamo deciso di annullare l’appuntamento”, ha scritto in una nota Loizzo.

“Il dolore delle vittime, che faccio mio, non è in discussione” – ha continuato – Ma il racconto di un protagonista che ha pagato penalmente il conto con la giustizia ed ha riconosciuto i suoi errori, non “sarebbe stato lesivo di alcuna memoria”. La presenza di Franceschini sarebbe stata utile a veicolare il messaggio che “il terrorismo ha fallito e la violenza non porta da nessuna parte”.

“Franceschini avrebbe detto “abbiamo sbagliato, non copiateci” – ha ribadito anche Grassi -. È uno che ha raccontato che in via Fani le Brigate rosse furono utilizzate dai servizi segreti italiani e stranieri per uccidere Moro, quindi credo sia una voce autorevole e noi abbiamo bisogno di recuperare verità”.

Perché non ci si indigna anche sulla conclusione della commissione d’inchiesta che ha scoperto un filmato che ci dice che a rubare la borsa di Moro fu un ufficiale dei carabinieri, scortato da due generali dell’Esercito? Credo – conclude – che l’indignazione del Paese debba essere superiore alle polemiche strumentali”.

Tra le critiche avanzate c’era anche quella del nipote del brigadiere di polizia Giuseppe Ciotta ucciso nel 1977: “Abbiamo bloccato l’ennesimo tentativo di dare un peso ‘intellettuale’ a dei delinquenti macchiati de sangue dell’Italia, adesso attendo di potermi sedere di fronte al Ministro Salvini per regolamentare il controllo di questi attentati alla dignità del nostro Paese”, ha detto Potito Perruggini.
Fortunatamente, la storia di Moro resta immobile nel nuovo consiglio regionale, immortalata su 86 pannelli fino al 9 maggio.

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