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MANDURIA

L’ultimo saluto al pensionato vittima di baby gang

Una cinquantina di persone hanno preso parte, nella chiesa dell’oasi san’Anna a Manduria, ai funerali in forma privata di Antonio Stano, il 66enne pensionato che aveva subito una serie di aggressioni e violenze da parte di un gruppo di quattordici giovani – di cui dodici minorenni – ed è morto il 23 aprile scorso dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici ed aver passato diciotto giorni di agonia.

Una cinquantina di persone hanno preso parte, nella chiesa dell’oasi san’Anna a Manduria, ai funerali in forma privata di Antonio Stano, il 66enne pensionato che aveva subito una serie di aggressioni e violenze da parte di un gruppo di quattordici giovani – di cui dodici minorenni – ed è morto il 23 aprile scorso dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici ed aver passato diciotto giorni di agonia. Alle esequie hanno partecipato i famigliari più stretti, tra cui la sorella e il nipote che hanno deposto sul feretro una corona di fiori.

La vicenda da giorni provoca dibattiti e sentimenti di sgomento in tutta la comunità tanto che il Vescovo di Oria, Vincenzo Pisanello ha parlato di “emergenza educativa” e della necessità di “una maggiore sinergia tra scuola, famiglie e parrocchie per responsabilizzare i ragazzi” affinché tutta la società civile possa “curare con maggior riguardo i cittadini bisognosi di attenzione per evitare fatti analoghi”.

“Ci sarebbe stata una rivolta popolare se i bulli se la fossero presa con un cane – ha detto in maniera provocatoria l’ex prefetto di Manduria, Vittorio Saladino -. Sono stati tutti zitti: Antonio Stano viveva in una comunità, davanti ad una parrocchia, ed è stato lasciato solo, mai nessuno ha fatto segnalazioni ai servizi sociali. Le colpe sono di una comunità distratta e chiusa”.

Di contro, i vicini di casa, rispondono sventolando la denuncia che, proprio loro, hanno fatto il 3 aprile – due giorni prima del ricovero del pensionato: “Non è vero che nessuno ha parlato, sono le istituzioni a non aver mosso un dito”, affermano.

Sul piano delle indagini, solo due dei quattordici indagati per omicidio preterintenzionale e altri reati, hanno piccoli precedenti. Gli altri sono sempre stati considerati “bravi ragazzi”, studenti – d’età compresa tra i 16 e i 22 anni – che vivono in contesti famigliari definiti “normali” e, stando alle dichiarazioni dei loro legali, ora si dicono pentiti per l’accaduto. Il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo ha sottolineato che “Tutti coloro che hanno partecipato saranno chiamati a rispondere e nei confronti di costoro saranno chieste pene esemplari”.

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