Chiude il Cas: “Non ci sono le condizioni per continuare” - TELEREGIONE
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Chiude il Cas: “Non ci sono le condizioni per continuare”

Valige alla mano e 32 ospiti del centro di accoglienza straordinaria Villa San Giuseppe di Bisceglie hanno lasciato la struttura. L’Oasi2 San Francesco Onlus “dismette il suo servizio di accoglienza perché non ci sono le condizioni per continuare”, così Gianpietro Losapio presidente della Comunità ha commentato la cessazione della loro attività.

Valige alla mano e 32 ospiti del centro di accoglienza straordinaria Villa San Giuseppe di Bisceglie hanno lasciato la struttura. L’Oasi2 San Francesco Onlus “dismette il suo servizio di accoglienza perché non ci sono le condizioni per continuare”, così Gianpietro Losapio presidente della Comunità ha commentato la cessazione della loro attività.
“Nel progressivo depauperamento e svilimento dei servizi di accoglienza e integrazione, previsti dal cosiddetto ‘Decreto Sicurezza’, il capitolato di gara dell’avviso pubblico presentato dalla Prefettura cancella di fatto tutti i servizi d’inclusione sociale e lavorativa destinati ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale e riduce il lavoro degli operatori sociali ad attività di portineria, pulizia degli ambienti e indicazioni per come svolgere la differenziata. Questo squalifica il nostro lavoro e getta inquietanti ombre sul futuro delle nostre comunità”, denuncia Losapio.
“Dal settembre 2014 ad oggi abbiamo accolto 406 richiedenti protezione internazionale. Di questi solo 158 si sono fermati per più di un mese, persone che si sono perfettamente integrate e che mai sono state coinvolte in episodi di illegalità o insicurezza. Anzi, grazie all’intervento di uno di loro, è stata persino sventata una rapina e 64 hanno sottoscritto un regolare contratto di lavoro”, sottolinea ancora il presidente.
Ma Bisceglie non è sola. Chiudono anche in Capitanata gli ultimi due CAS: 18 ospiti a Carlantino e 18 della “Casa di Abraham e Sarah”, in quest’ultima erano rimaste solo 15 donne e 3 bambini tutti nati lì. Gli ospiti saranno spostati nel Cara con convenzioni trimestrali in attesa del successivo bando della Prefettura, ad oggi mai arrivato.
I cittadini stranieri, così, saranno sempre più isolati, spinti alla clandestinità, esposti al rischio dell’illegalità e della criminalità.

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