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Da una parte, la presa di posizione del vicepremier Luigi Di Maio. Ha, infatti, annunciato e ribadito ancora una volta di non voler tornare indietro sui suoi passi in merito all’abolizione dell’immunità penale (eliminata con il decreto Crescita).

Dall’altra parte, le preoccupazioni nutrite da Arcelor Mittal che ha minacciato, più volte, la chiusura dello stabilimento di Taranto in mancanza delle tutele legali.

Si è un concluso con un nulla di fatto l’incontro celebrato, a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico incentrato sulla vicenda ex Ilva e in particolar modo sul nodo cassa integrazione e sull’immunità penale.

E nel bel mezzo dell’acceso confronto tra il Governo e Arcelor Mittal, si è inserita anche la magistratura. Nelle stesse ore del tavolo ministeriale, infatti, è giunta la notizia della procura di Taranto dell’avvio delle procedure di spegnimento dell’altoforno 2 dell’ex Ilva. Lo stesso che era stato sottoposto a sequestro preventivo dopo l’incidente del 2015. Incidente che causò la morte ad un operaio investito da una colata incandescente.

I tecnici del Gup avrebbero accertato le inadempienze dell’azienda circa la mancata applicazione di tutte le prescrizioni per la messa in sicurezza dell’impianto.

Ma a tener banco è sempre la questione relativa al futuro incerto dell’azienda, con riferimento, nello specifico, all’immunità penale. “Non esiste alcuna possibilità che torni”, ha ribadito in maniera secca e decisa, il vicepremier Di Maio sottolineando, allo stesso tempo, come “l’azienda non ha nulla da temere se dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale”.

Ma Arcelor Mittal nei giorni scorsi ha preteso a gran voce e più volte la reintroduzione dell’immunità. In mancanza delle tutele, il colosso industriale, si è detto pronto a procedere con la chiusura dello stabilimento tarantino il prossimo 6 settembre.

L’esito del confronto al Mise ha destato preoccupazione anche fra i sindacati. “Il tavolo è stato deludente perchè il Governo non ha ancora risolto la partita dello scudo penale- ha dichiarato il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli- mentre Arcelor Mittal non ha dimostrato nessuna volontà di ritirare la cassa integrazione e non ha neanche sciolto il nodo se i lavoratori alla fine delle 13 settimane di Cig rientreranno tutti in azienda”.

Sulla stessa linea anche il leader della Uilm, Rocco Palombella: “La cosa più grave è che il rientro al lavoro degli operai dopo le 13 settimane di cassa integrazione- ha dichiarato- dipenderà dall’andamento del mercato”.

Preoccupazione è stata espressa anche dalla segretaria generale della Fiom, Francesca Re David: “Sulla situazione non si è fatto alcun passo in avanti. Non sappiamo come finirà la questione dell’immunità. È tutto bloccato”.

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