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BARI

Coronavirus: medici e operatori senza maschere

“Il continuo lavoro di accertamento e sorveglianza attenta ci consente, ad ora, di escludere nella Regione Puglia casi di Coronavirus. Resta alta l’allerta e il livello di attenzione”.

“Il continuo lavoro di accertamento e sorveglianza attenta ci consente, ad ora, di escludere nella Regione Puglia casi di Coronavirus. Resta alta l’allerta e il livello di attenzione”.

A rassicurare i pugliesi il direttore del dipartimento Salute, Vito Montanaro. Tutti i test effettuati sui casi sospetti, giunti fino a ieri nel Laboratorio di riferimento regionale, sono risultati negativi. Intanto, già da ieri sera, il presidente della Regione Michele Emiliano ha invitato tutti i cittadini che rientrano in Puglia provenienti dalle regioni “focolaio” (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e che vi abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni, a comunicare la propria presenza nel territorio della Regione Puglia con indicazione del domicilio al proprio medico curante o, in mancanza, al Servizio Igiene e Sanità Pubblica della Asl di appartenenza.

Norme più restrittive di sorveglianza attiva per chi ha transitato, invece, nelle undici città in quarantena tra Lombardia e Veneto. Le misure di prevenzione sono state adottate anche all’interno del Tribunale di Bari con udienze a porte chiuse e distanze di almeno due metri tra le persone in aula. Certo è che l’emergenza si sta affrontando in Puglia anche con un numero insufficiente di dispositivi di protezione, mascherine in particolare. A sostenerlo è la Fimmg, il sindacato dei medici di base che ieri ha partecipato al Comitato permanente regionale della Medicina generale.

“Purtroppo – ha dichiarato il segretario Nicola Calabrese – il presidente Emiliano ha riferito che la Regione non ha i sufficienti dispositivi di protezione per garantire il massimo livello di copertura a tutti gli operatori del territorio”. Così la Fimmg ha chiesto che la Regione garantisca la sicurezza dei medici con mascherine, camici, guanti e occhiali.

La Fimmg, inoltre, ha chiesto di favorire il triage telefonico, con una prima diagnosi a distanza, per evitare l’accesso spontaneo dei pazienti agli studi. Non se la passano certo meglio gli operatori del 118, costretti anch’essi, a sopperire con i pochi mezzi a disposizione all’emergenza. A tal proposito il dott. Gaetano Di Pietro, Coordinatore Sistema Emergenza Urgenza Sanitaria 118, ha detto che dal 22 febbraio ad oggi le chiamate al 118 si sono triplicate da 980 a 3600 intasando le linee: “Chiamate il 118 per le urgenze, se vi servono informazioni potete rivolgervi al numero verde 1500”, ha ribadito il dottore.

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