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Personale sanitario: arriva “sì” ai test rapidi

No ai tamponi a tappeto per individuare i casi positivi di coronavirus tra la popolazione pugliese, però la task force regionale, guidata dal Direttore del Dipartimento Salute Vito Montanaro, e dal responsabile scientifico, il  professor Pierluigi Lopalco, sta studiando la possibilità di utilizzare, a campione, test rapidi per avviare una campagna di screening tra il personale sanitario e non solo.

No ai tamponi a tappeto per individuare i casi positivi di coronavirus tra la popolazione pugliese, però la task force regionale, guidata dal Direttore del Dipartimento Salute Vito Montanaro, e dal responsabile scientifico, il  professor Pierluigi Lopalco, sta studiando la possibilità di utilizzare, a campione, test rapidi per avviare una campagna di screening tra il personale sanitario e non solo.

“Le autorità regionali – si legge in una comunicazione della task force alle Asl – stanno valutando al momento l’opportunità di eseguire indagini sieroepidemiologiche attraverso l’utilizzo di test rapidi”. Con il lockdown e pochissima gente in strada, il maggior numero di infezioni si verificano nelle strutture sanitarie con il personale medico e infermieristico: tra i contagiati, infatti, uno su tre è un ospedaliero. Al momento sono 72 gli operatori sanitari (il 29,8 per cento) tra i positivi al Covid.

Nel documento viene evidenziato che i test non possono essere validati come “test diagnostici individuali” perché il livello di affidabilità è basso, però “possono essere utili a conoscere, a livello di popolazione complessiva, la diffusione del virus nella comunità ospedaliera o di popolazione in generale. Servono cioè ad avere una idea della quota di popolazione che sia entrata in contatto con il virus”. Ci sono diverse tipologie di test rapidi e la task force sta valutando quali utilizzare sulla base della maggiore affidabilità: tra i test c’è, ad esempio, l’Antibody Determination Kit che è stato già utilizzato in Cina; oppure il “Simplexa COVID-19 Direct Kit” che ha ricevuto il via libera negli Usa. La procedura è veloce, ma il risultato non affidabile come quello del tampone: sostanzialmente, si fa un prelievo di sangue capillare, pungendo un dito, si mette una goccia di sangue nella provetta del device, si aggiunge un buffer specifico, si aspetta la reazione. La task force, quindi, al momento sta valutando l’ipotesi di usare questi test rapidi sia su “un campione di ospedali selezionati” che in “campioni della popolazione generale”.

I positivi saranno messi in quarantena, e tolti dall’ambiente ospedaliero. I test verranno ripetuti a distanza di sette giorni, in modo da avere una qualità scientifica del dato più adeguata. Si partirà dagli ospedali dove si sono verificati casi di contagio: Altamura, per esempio. Ma anche Copertino e Manfredonia.

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