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Usca. “Gli infermieri non sono cloni dei medici”

Si potrebbe riassumere così la nota dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Puglia che denunciano come la mancata partenza delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale nella nostra regione sia “Un fallimento annunciato – come scrivono i presidenti Saverio Andreula e Giuseppe Papagni -, frutto di una sanità inconcludente e confusionaria, che sta determinando disagi per i cittadini”.

“Gli infermieri non sono cloni dei medici”. Si potrebbe riassumere così la nota dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Puglia che denunciano come la mancata partenza delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale nella nostra regione sia “Un fallimento annunciato – come scrivono i presidenti Saverio Andreula e Giuseppe Papagni -, frutto di una sanità inconcludente e confusionaria, che sta determinando disagi per i cittadini”.

Le Usca, ricordiamo sarebbero dovute partire esattamente quindici giorni fa, ma sono del tutto ferme. Questo strumento assistenziale sarebbe stato utile per gestire clinicamente i pazienti Covid a domicilio e, mentre in altre regioni – sulla base delle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità – si avvalgono della consulenza e collaborazione di infettivologi e altri specialisti, con la presenza di infermieri h24, in Puglia sarebbero state composte da soli medici.

A seguito della denuncia dei medici di continuità assistenziale, invitati su base volontaria, il presidente Michele Emilano e il direttore del dipartimento salute Vito Montanaro hanno deciso di “ripiegare” – come evidenziano i presidenti dell’Opi Puglia – “proprio sugli infermieri prospettando, dopo colpevole dimenticanza in fase di istituzione delle stesse, la sostituzione del personale medico con quello infermieristico”. Intanto, anche gli Ordini dei medici pugliesi chiedono un nuovo incontro al governatore Emiliano: “benché la Regione abbia pubblicato i bandi per l’assunzione del personale destinato alle Usca – scrivono in una nota -, manca ancora un preciso quadro logistico e organizzativo e mancano, quindi, di garanzie sul piano della sicurezza per gli operatori”.

E concludono: “Non abbiamo ricevuto alcuna garanzia sulle modalità contrattuali e operative, nonché sulla presenza di idonei dispositivi di protezione individuale e di adeguate condizioni di sicurezza”. Le Usca sarebbero dovute essere ottanta in tutta Puglia, composte da cinque medici ciascuna, che si sarebbero alternati in due turni giornalieri.

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