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I dissidenti della Lega messi fuori da Salvini

Il leader della Lega, Matteo Salvini: “Chi fa polemiche è fuori dal Movimento”

La spaccatura nella Lega Puglia è sempre più netta, dopo la decisione dei vertici regionali del partito di indicare Nuccio Altieri come candidato presidente alle prossime elezioni regionali.

E i toni dello scontro tra favorevoli e contrari a quella candidatura salgono con il passare dei giorni. La parola definitiva potrebbe essere quella del leader del partito Matteo Salvini, perentorio con i ribelli: “Chi fa polemiche è fuori dal Movimento” ha dichiarato ieri riferendosi proprio a quanto sta accadendo in Puglia. Il riferimento, anche senza citarlo, è all’europarlamentare ed ex consigliere regionale, Andrea Caroppo, che l’indicazione di Altieri l’ha bocciata un minuto dopo essere stata ufficializzata.

E anche alle parole di Salvini, l’europarlamentare salentino ha replicato a stretto giro di posta: “Bisogna aver il coraggio di alzarsi e parlare, ma anche di sedersi ed ascoltare. Ed io aspetto da un anno di essere ascoltato” ha dichiarato Caroppo.

Al quale, nella serata di ieri, ha risposto un altro europarlamentare, Massimo Casanova, molto più che vicino a Salvini: “Chi crede che la Lega possa essere il luogo del personalismo, degli interessi di parte, del ricatto, a mezzo stampa o nei retrobottega, dei piccoli ras, della minaccia più o meno costante per ottenerne vantaggi politici, ovvero di capitalizzare quello che rimane di un vecchio metodo di fare politica legato alla mera gestione, ha sbagliato casa. È bene che lo sappia e decida di conseguenza”.

Fuori dal partito potrebbero finire anche i 108, tra ex dirigenti ed ex amministratori leghisti, che avevano scritto al loro leader per chiedere di intervenire sulla candidatura di Altieri. Quanto mai rafforzata proprio dalle parole di Salvini che ha annunciato, a breve, il suo ritorno in Puglia per incontrare i cittadini, rispettando le norme e il buon senso.

Una sorta di avvio della campagna elettorale, in vista delle regionali, che il Governo insiste voler far celebrare il 20 e 21 settembre prossimi, con le elezioni comunali e il referendum sul taglio dei parlamentari, nonostante la posizione contraria delle Regioni che vorrebbero anticipare il voto in estate o all’inizio di settembre.

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