irregolari

Ci sono ventimila irregolari in agricoltura stimati in Puglia, ma solo 1216 domande di regolarizzazione sono arrivate dalla nostra regione e appena 262 dalla provincia di Bari.

Un tasso di regolarizzazione vicino al 6%, come si evince dal terzo report diffuso dal Ministero dell’Interno. Numeri che, spiega il segretario generale della Uila Puglia, Pietro Buongiorno, nasconde quel meccanismo perverso provocato proprio dalle procedure di regolarizzazione definite dal Governo: siamo in presenza di un vero e proprio fenomeno di compravendita dei contratti di lavoro.

“Sin dall’avvio della procedura, come sindacato, abbiamo espresso perplessità – sottolinea Buongiorno -. La più importante verteva sul fatto di aver posto, di fatto, nelle sole mani del datore di lavoro la possibilità di richiedere la regolarizzazione. Temevamo che si innescasse un meccanismo perverso volto alla compravendita di contratti di lavoro. Un timore che trova riscontri negli episodi di cronaca a livello nazionale, ma reputiamo che la nostra regione non faccia eccezione”.

Il rischio, denuncia il segretario della Uila, è che di fronte ad ogni regolarizzazione il caporale andrà sempre alla ricerca dei soggetti più deboli da soggiogare con orari disumani e paghe irrisorie ed indegne per un lavoratore. “Queste sacche di illegalità – sostiene Buongiorno – vanno combattute con un approccio sistemico e con un piano che abbia una strategia di ampio respiro.

Il paradosso è che adesso il lavoratore irregolare, già sfruttato e costretto a vivere in alloggi di fortuna pericolosi per la sua stessa salute, sia obbligato da datori di lavoro senza scrupolo a pagare per avere un contratto”.