Nelle province di Bari e Bat l’aumento dei costi energetici, logistici e delle materie prime impiegate nelle costruzioni, compreso tra il 4% e il 25%, incide su un comparto che coinvolge 23mila operai distribuiti in circa 4mila imprese, con una massa salari annua vicina ai 300 milioni di euro.
“Le guerre non si scarichino su lavoratori e cantieri”. A dirlo Davide Lavermicocca, segretario generale della Fillea Cgil Bari Bat, che ha evidenziato in una nota come gli effetti dell’attacco militare all’Iran si riflettano immediatamente sul settore edilizio, con ripercussioni anche sull’indotto di cementerie, laterifici e acciaierie.
“L’incremento dei costi di carburanti, acciaio, cemento, bitume e altri derivati del petrolio rischia di alterare l’equilibrio economico dei contratti in corso e di allungare i tempi di realizzazione dei lavori, soprattutto quelli affidati di recente. Un quadro che potrebbe incidere anche su una parte rilevante degli interventi legati al PNRR”, aggiunge Lavermicocca.
“Senza intervento pubblico la contrazione dei margini rischia di scaricarsi sulle imprese sane e sulle retribuzioni – sottolinea Davide Lavermicocca -. È necessario utilizzare strumenti come la revisione prezzi prevista dal D.Lgs. 36/2023 e l’aggiornamento dei prezziari regionali, insieme a misure straordinarie per evitare fenomeni speculativi”.
“È importante, inoltre, monitorare i SAL, i tempi di pagamento e la tenuta finanziaria delle imprese più esposte, garantendo il corretto trasferimento delle eventuali compensazioni lungo tutta la filiera degli appalti”.
“La priorità è evitare che una crisi geopolitica si trasformi in instabilità economica e sociale nei cantieri. Il rischio è quello di una paralisi produttiva con ricadute sul lavoro regolare e sulla qualità delle opere, richiamiamo il ruolo dell’Italia e dell’Europa nel contesto internazionale”, conclude il segretario della Fillea Cgil Bari Bat.
