È il quinto minuto del secondo tempo di Barletta-Martina, match tra le due capolista del Girone H di Serie D, sotto i riflettori di un intero campionato e di un “Puttilli” dalle ottomila presenze. Il direttore di gara, Gallorini di Arezzo, blocca la rimessa laterale di Angelo Mancini e ferma il gioco. Fateci caso, il giovane capitano del Martina non indossa la sua consueta maglia numero 29, sulle sue spalle c’è il 23 di Mastrovito, calciatore tra le riserve. L’arbitro se ne accorge, anche se qualche minuto era già trascorso, e lo invita a lasciare il campo: “se non metti la maglia giusta non puoi rientrare”. Gioco fermo per oltre un minuto, “veloci, mi serve la maglia” urla Mancini alla sua panchina, il preparatore dei portieri Massimiliano Maggi corre negli spogliatoi tagliando il campo e incassando il rosso diretto.
Un insolito momento tra esilarante e paradossale nel cuore di una partita che può valere una stagione, parla da sé il volto imbarazzato di mister Giuseppe Laterza che, scuotendo il capo, non può far altro che scusarsi con la panchina avversaria.
Un errore che stava per costare caro a Mancini, fino a quel momento tra i migliori in campo. Rimasto momentaneamente in dieci in attesa che venisse recuperata la maglia giusta, il Martina comincia a soffrire la pressione del Barletta, tanto che Laterza ordina il cambio, ma proprio mentre Dieng sta per entrare, ecco che finalmente ricompare la maglia numero 29.
Tutto è bene quel che finisce bene, Mancini torna in campo guidando i suoi fino al definitivo 3-3. Una circostanza abbastanza rara, forse unica, così come il blackout dei fari che ha messo a rischio i minuti finali (con tanto di torciata da concerto sugli spalti), per una sfida di tale importanza, un pirotecnico Barletta-Martina in cui è accaduto di tutto e destinato a rimanere nella storia.
