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Spacciavano a scuola, arrestati 9 baby pusher

Non appena cambiavano gli spacciatori abituali, venivano perseguitati con minacce, intimidazioni, atti vandalici, violenti pestaggi con pugni, testate e tentativi di soffocamento.

Non appena cambiavano gli spacciatori abituali, venivano perseguitati con minacce, intimidazioni, atti vandalici, violenti pestaggi con pugni, testate e tentativi di soffocamento. È dalla denuncia di due giovani tossicodipendenti alla Stazione dei Carabinieri di Alberobello nell’aprile del 2017 che sono partite le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari e che oggi ha portato all’ordinanza di misura cautelare a carico di 9 persone.
Si tratta di due ventenni di Alberobello finiti in carcere che avevano le redini del gruppo organizzato, in cui loro erano i veri leader. E lo dimostrano anche frasi come “o l’erba o la portiamo noi o non la porta nessuno in città”. Oltre a loro anche altre 7 persone ristrette ai domiciliari e con obbligo di firma, indagate a vario titolo per concorso nello spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni aggravate e danneggiamento.
L’attività dei Carabinieri della Compagnia di Monopoli ha bloccato una vera organizzazione, prima che diventasse troppo pericolosa. I giovani, appartenenti a famiglie benestanti della città, avevano una 30ina di acquirenti quotidiani che si lamentavano di non riuscire nemmeno a soddisfare, nonostante si rifornissero anche da Albania e Turchia. Li si poteva trovare nella villa comunale, ma i posti migliori per l’attività erano gli istituti scolastici, dove si fumava durante gli intervalli, all’interno delle palestre, in bagno, e addirittura in due rave party in provincia di Lecce e Taranto.
Le indagini svolte con tecniche dinamiche, riconoscimenti fotografici, servizi di osservazione e pedinamenti, nonché mirate perquisizioni personali e locali, ha permesso di appurare l’esistenza del gruppo che smerciava non solo droghe come marijuana, hashish e cocaina, ma anche droghe sintetiche come la ketamina. Tanto che questi si erano dotati di un individuo chiamato “il chimico”, in grado di curare i giovani in caso di malesseri derivanti dall’abuso di sostanze. In cambio questo veniva pagato in “mimose”, cioè con lo stupefacente.
Nel corso dell’attività investigativa gli uomini dell’arma hanno sequestrato 80 grammi di sostanze, 2 bilancini di precisione e materiale atto al confezionamento.

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