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LECCE

Operazione “Battleship” contro la Sacra Corona Unita

Sono 41 le persone finite nella morsa della Guardia di Finanza che ha portato a termine l’operazione “Battleship” contro la Sacra Corona Unita.

Sono 41 le persone finite nella morsa della Guardia di Finanza che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha portato a termine l’operazione “Battleship” contro la Sacra Corona Unita.

Sono quattro le persone arrestate in flagranza per il reato di traffico di stupefacenti, mentre per gli altri gli illeciti variano dall’associazione di stampo mafioso, all’associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di droga, estorsione, rapina, furto e minaccia aggravata con l’uso di armi.

Tra queste sono quattordici le ordinanze di custodia cautelare richieste dai magistrati per esponenti di spicco del clan “Caracciolo – Montenegro”, egemone nei territori di Monteroni, Leverano, Copertino, Porto Cesareo e nel Sud del Salento.

Le indagini, durate quasi due anni, hanno ricostruito l’operatività criminale del gruppo che fa capo ad Alessandro Caracciolo e a sua moglie, Maria Montenegro, inizialmente affiliati al famigerato clan Tornese dal quale, poi, si sono gradualmente svincolati e con cui era maturata una crescente conflittualità per assicurarsi il controllo del territorio. Il clan aveva messo in piedi un’associazione a delinquere di stampo mafioso, dotata di una struttura gerarchica e ramificata che ha consentito alla famiglia di avere una percentuale che superava il venti per cento su tutte le attività delittuose di rilievo. Il gruppo criminale imponeva, tra l’altro, servizi di guardiania in occasione di spettacoli pubblici, commetteva estorsioni, furti e usava minacce e violenza per raggiungere i propri obiettivi. Gli introiti erano destinati al sostentamento degli affiliati detenuti e dei loro famigliari.

“L’operazione – hanno sottolineato gli investigatori – ha dimostrato ancora una volta il ruolo decisivo delle donne del clan, soprattutto della moglie del boss che, elevata al rango di capo subalterno del sodalizio criminale, era non solo in grado di impartire ordini e dirigere le operazioni, ma anche di essere protagonista di minacce e intimidazioni”

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