Agguato al “Perinei” Altamura , 2 arresti - TELEREGIONE
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BARI

Agguato al “Perinei” Altamura , 2 arresti

Agosto 2014, tentato omicidio dei Pietro Bigi 50enne di Altamura.

Agosto 2014, tentato omicidio dei Pietro Bigi 50enne di Altamura. Da ultimo i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere tra Avellino e Voghera, emesse dal Gip del Tribunale del capoluogo pugliese, su richiesta della competente Procura della Repubblica – DDA, nei confronti di due uomini ritenuti responsabili dell’agguato. Si tratta del 49enne di Altamura Mario Dambrosio e del 34enne barese Alfredo Sibilla.

I due sono accusati di tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso ai danni del 50enne carpentiere di Altamura, scambiato per l’autore dell’ omicidio di Bartolomeo Dambrosio, ucciso nel 2010 e fratello di Mario Dambrosio.

Un’ ipotesti investigativa suffragata dagli elementi raccolti durante l’intensa attività d’indagine, che si è avvalsa anche delle dichiarazioni di 4 collaboratori di giustizia. messa in campo dal Nucleo Investigativo di Bari, e conclusasi nel 2019.

Ebbene, le indagini avrebbero accertato come  Mario Dambrosio – già condannato in appello quale partecipe del clan mafioso “Dambrosio” di Altamura e mandante della cosiddetta “bomba al Circolo Green” , avvenuto nel marzo 2015, in seguito al quale a perdere  la vita innocentemente il giovane calciatore altamurano Domenico Martimucci – per vendicare l’omicidio del fratello Bartolomeo Dambrosio – avvenuto nel settembre 2010 per mano di Michele Loiudice, figlio di Giovanni Loiudice detto “Giannino”, un pregiudicato locale – avrebbe incaricato Alfredo Sibilla detto “il brillante”, contiguo al clan Di Cosola di Bari, di uccidere, assieme ad un complice allo stato non ancora identificato, Giovanni Loiudice.

Da ciò l’agguato nella mattina del 24 settembre 2014 presso  l’Ospedale Perinei di Altamura dove Loiudice doveva recarsi pare per una visita diagnostica. I killer  armati con una pistola calibro 45 e in possesso di una effige fotografica della vittima designata, avrebbero però sbagliato persona colpendo con tre colpi di pistola,  l’innocente carpentiere.

Ai due sicari contestato  l’aggravante del metodo mafioso per un agguato compiuto in pieno giorno,  in un luogo densamente frequentato, a volto scoperto e con esplosione di più colpi d’arma da fuoco.

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