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LECCE

BUFERA SUL COMUNE: VOTI IN CAMBIO DI CASE POPOLARI

Voti in cambio di case popolari. È quanto contestato dai magistrati a numerosi esponenti della politica leccese.

Voti in cambio di case popolari. È quanto contestato dai magistrati a numerosi esponenti della politica leccese. L’ipotesi di reato, infatti, riguarda l’assegnazione indebita di alloggi di edilizia residenziale pubblica in favore di persone non collocate in graduatoria in posizione utile, l’occupazione abusiva di alloggi disponibili per l’assegnazione, nonché l’accesso illegittimo a forme di sanatoria di cui alla legge regionale numero 10 del 2014, concesse in assenza dei requisiti richiesti.

Sono 48, in tutto, le persone indagate, a vario titolo accusate di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, abuso d’ufficio e falso ideologico.

In seguito alle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, i finanzieri del Comando provinciale hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di nove indagati. A emetterla è stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce, Giovanni Gallo.

In carcere sono finiti Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, soggetti ritenuti legati alla malavita organizzata e accusati del pestaggio, nel 2015, di un uomo che due anni prima, con la sua denuncia, aveva dato il via all’inchiesta penale. Arresti domiciliari, poi, per i consiglieri comunali Attilio Monosi, Luca Pasqualini e Antonio Torricelli, per il dirigente comunale Lillino Gorgoni e per Andrea Santoro, quest’ultimo accusato per l’episodio di pestaggio del denunciante, ma in posizione meno grave rispetto agli altri due aggressori.

L’obbligo di dimora, invece, è scattato per Monica Durante e Monia Gaetani, che fungevano, secondo gli inquirenti, da “collettore elettorale”. Mettevano cioè in contatto gli abitanti della zona 167 di Lecce, considerata l’epicentro del voto di scambio, con gli interessati a ottenere i consensi elettorali.

Per altri cinque dipendenti comunali in servizio all’ufficio casa è stata chiesta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Dei 48 indagati, 34 non sono stati raggiunti da alcun provvedimento restrittivo. Tra questi figura il senatore leghista Roberto Marti, dal 2004 al 2010 assessore comunale ai Servizi sociali, ai Progetti mirati e alle Pari opportunità. A lui sono contestati l’abuso d’ufficio e il falso ideologico.

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