chiamate

Facevano telefonate tramite WhatsApp, collegandosi al Wi-Fi di casa, per chiedere il “pizzo” ad alcuni imprenditori edili molfettesi. Ma poi hanno alzato il tiro, facendo seguire a messaggi e chiamate, anche i colpi di pistola. Contro le auto prima e poi facendo esplodere un grosso ordigno.

I Carabinieri di Molfetta hanno individuato – tramite una indagine accurata sia telematica che attraverso filmati di videosorveglianza – i presunti responsabili della tentata estorsione aggravata, ricettazione, danneggiamento, uso e detenzione di armi: sono tre pregiudicati di 18, 19 e 36 anni.

L’attività dei militari è partita all’indomani della denuncia di un imprenditore che, il 14 marzo scorso, si è visto prima i vetri dell’auto completamente distrutti, poi – nove giorni dopo – trivellato il suo fuoristrada da cinque colpi di pistola. Alla minaccia armata era seguita una richiesta estorsiva effettuata telefonicamente in cui richiedevano una tangente da 50 mila euro.

I Carabinieri, avendo individuato il Wi-Fi su cui si appoggiavano, sono riusciti a risalire – tramite uno screening telematico – a tutti i numeri appoggiati in quel momento sulla rete: di lì hanno individuato una sim, attivata a Napoli, intestata ad un cittadino inesistente di origine africana e che risultava utilizzata su un cellulare di proprietà della mamma di uno degli arrestati.

In ultimo, il 2 maggio scorso, il gruppo avrebbe realizzato un altro tentativo di estorsione, questa volta alla ricerca di un posto di lavoro. Al rifiuto del secondo imprenditore, gli arrestati hanno fatto esplodere – sulla soglia della sede della società di costruzioni – un potente ordigno che causò il danneggiamento della struttura portante del portone d’ingresso. In questo caso, le immagini di videosorveglianza sono state determinanti per ricostruire l’accaduto.

I tre ora sono nel carcere di Trani in custodia cautelare.