Poche e frammentarie le informazioni. Solo una invece la certezza in questo caso: la vita della 14enne di Trani sarebbe stata spezzata da un infarto fulminante.

Nullo l’intervento degli operatori del pronto soccorso che hanno solo potuto constatare la morte della giovane studentessa del Liceo Classico di Trani “De Sanctis”.

Poche certezze su questa triste vicenda, tra cui quella che la 14enne è deceduta nell’abitazione dove era domiciliata, e lo shock causato da questa tragedia, tanto che è stato necessario l’intervento di personale dedicato per sostenere la madre in stato di forte shock. Madre e intera famiglia a cui va tutta la nostra solidarietà, come all’intera comunità scolastica. Comunità che era già stata scossa negli scorsi mesi per la morte di un’altra studentessa tranese, la 14enne Elisa Caressa, che a Luglio ha perso la vita a bordo di uno scooter, dopo un fatale impatto sulla strada Trani-Bisceglie, dopo una serata passata al luna park con il suo fidanzato Gianni, con cui sognavano una vita insieme.

Il corpo della giovane studentessa di origini tunisine è stato messo a disposizione delle autorità giudiziarie per tutti gli accertamenti.

Tragedia identica a quella successa ad un altro studente, questa volta il 17enne barese Gigi, la cui morte sempre per arresto cardiaco ha sconvolto la comunità scolastica dell’Istituto Majorana di Bari. Infarto fulminante che anche in questo caso ha strappato via una giovane vita all’affetto della famiglia e degli amici di scuola.

Tutte queste notizie di arresto cardiaco hanno acceso la polemica sui social e nelle case degli italiani, dove in molti iniziano ad ipotizzare che queste morti di giovani studenti, non di certo in età da rischio infarto, possano avere un comune fil rouge. Base di questi sospetti sarebbero gli studi effettuati dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, e dal British Medical Journal. Entrambi gli importanti istituti scientifici hanno analizzato, in due studi separati, due campioni di circa 10mila soggetti. Indagine diversa, campioni differenti, stesso risultato: , i dati mostrano che l’aumento del rischio di miocardite dopo la vaccinazione è maggiore nei maschi più giovani.

Come messo nero su bianco dall’AIFA in un rapporto su questi casi, “La miocardite e la pericardite – si legge nello studio – possono svilupparsi entro pochi giorni dalla vaccinazione e la maggior parte dei casi si sono manifestati entro 14 giorni. Sono stati osservati più spesso dopo la seconda somministrazione.

Gli studi effettuati anche in Francia forniscono delle stime sul numero di casi di miocardite in eccesso nei maschi più giovani dopo la seconda dose, rispetto a persone non esposte della stessa età e sesso.


La miocardite e la pericardite sono condizioni infiammatorie cardiache che presentano una serie di sintomi, tra cui spesso è presente la mancanza di respiro, il battito cardiaco accelerato che può essere irregolare (palpitazioni) e il dolore toracico. 

I risultati dello studio canadese pubblicato sull’importante rivista scientifica British Medical Journal , mostrano che i tassi di miocardite dopo i vaccini con mRNA erano più alti negli adolescenti maschi e nei giovani adulti maschi.

Per le persone di età compresa tra 18 e 29 anni, la miocardite è probabilmente più alta dopo la vaccinazione con Moderna che con Pfizer e per i soggetti di età compresa tra 12 e 39 anni, i tassi di miocarditi o pericarditi potrebbero essere inferiori quando la seconda dose viene somministrata più di 30 giorni dopo la prima dose.

Insomma, una vicenda delicata su cui speriamo che l’autorità giudiziaria possa fare luce, rinnovando la nostra solidarietà a tutte le famiglie colpite da tragedie come questa.