Un gol subito ogni 180 minuti, 19 clean sheet stagionali su 26 partite e i soliti guantoni pronti quando serve. C’è anche il nome di Gabriel Fernandes tra i protagonisti della cavalcata che ha portato il Barletta in vetta alla classifica nel girone H di Serie D in compagnia del Martina. Senza riavvolgere troppo il nastro, l’estremo difensore brasiliano ha confermato il suo peso specifico anche nella vittoria del “Torre” al cospetto della Paganese. Due interventi che sono serviti a blindare la porta biancorossa, con lo stesso Fernandes decisivo nella ripresa sia sul fendente di Costanzo che sulla conclusione al veleno di Pierdomenico.
Il suo nome, così come quello di Da Silva, altro calciatore verdeoro abile nel provocare l’espulsione di Isufi, non è finito sul tabellino, ma il suo contributo è stato fondamentale per alimentare i sogni e le speranze di una squadra che punta a riscrivere la storia all’ombra di Eraclio. Eppure, la sua avventura in biancorosso non è cominciata sotto una buona stella. Oltre ad aver incassato cinque gol nelle prime tre uscite, Fernandes era stato protagonista in negativo nel derby d’andata contro la Fidelis Andria, posizionandosi male sul calcio di punizione poi realizzato da Giorgione per il momentaneo vantaggio.
Un episodio che ha subito fatto tremare i tifosi, con il dubbio che a Barletta fosse arrivato un qualsiasi portiere under e non uno dei volti delle cavalcate di Altamura e Casarano. Fernandes si è fatto scivolare tutto e, grazie anche all’ottimo lavoro svolto dal preparatore Daniele Cilli, è riuscito ad alzare l’asticella di domenica in domenica. I meriti, però, vanno condivisi con una difesa che concede poco. Marco Manetta, Nicola Bizzotto e Tano Bonnin compongono un terzetto di assoluto livello, ma al numero uno carioca spetta il compito più difficile: chiudere a doppia mandata la porta del Barletta.